Sclerosi multipla

sclerosi multipla

Cenni eziopatogenetici della sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una malattia demielinizzante cronica del sistema nervoso centrale. È detta anche sclerosi a placche, alla risonanza magnetica si vedono numerosi lesioni nella sostanza bianca.

È una alterazione della guaina mielinica prodotta dagli oligodendrociti, malattia infiammatoria autoimmune, a livello di encefalo, tronco, cervelletto e midollo spinale; può colpire anche il nervo ottico visto che questo è considerata una parte del SNC “estroflessa”.

In base alle zone colpite comunque possiamo avere diverse lesioni e diverse sintomatologie cliniche: ad esempio lesioni nei cordoni posteriori determineranno lesioni sensitive propriocettive o discriminative, lesioni potranno colpire le vie spio-cerebellari dirette o crociate, e quindi avremo patologie spino-cerebellari con alterazioni del tono o dell’equilibrio, pur non avendo lesioni interne al cervelletto.

La parola “demielinizzante” si accompagna anche ad altre patologie, ma nel caso della SM è una forma autoimmune che si localizza solo nel SNC, e non si estende poi a livello sistemico. La demielinizzazione autoimmune può comportare poi un danno assonale, ma non è un evento primario e può avvenire successivamente.

Il termine Sclerosi Multipla venne coniato da Charcot nel 1866, studiando la malattia in una paziente che assunse come domestica per averla più vicina (ma aveva anche una sindrome cerebellare e spaccava tutto).

Alla morte della paziente, Charcot analizzò il cervello di costei trovando le cicatrici dell’infiammazione nella sostanza bianca cerebrale che chiamò placche, da cui il nome di sclerosi a placche. In realtà la prima descrizione della malattia si pensa sia il diario di Augusto d’Este, all’epoca andava di moda la autopatognomografia e quindi queste persone famose annottavano come diario la propria sintomatologia giorno x giorno la propria sintomatologia, in questo caso per 25-26 anni.

Nei reperti autoptici si vedono lesioni sottocorticali e periventricolari in prossimità del corpo calloso, lesioni al midollo spinale; le lesioni sono spesso multiple, e nei reperti microscopici possiamo vedere una cellularità infiammatoria attorno ad una lesione, segno di infiammazione.

Spesso il sintomo neurologico non corrisponde all’esordio della malattia, ma il paziente ha già avuto episodi infiammatori della sostanza bianca che non hanno lasciato segno di sé, oppure con segni lievi e temporanei senza reliquati (parestesie, diplopia,…).

Queste lesioni infiammatorie contro la mielina oligodendrocitaria cominciano a manifestarsi in un tempo variabile individualmente, e si disseminano e si parla di disseminazione spaziale e temporale delle lesioni:

  • La “disseminazione spaziale” implica la necessità di evidenziare all’esame obiettivo neurologico “segni di interessamento multifocale del SNC” (i segni clinici osservati non possono essere spiegati con una singola lesione del SNC)
  • La “disseminazione temporale” si riferisce alla necessità di documentare due o più episodi di deficit neurologico distanziati nel tempo (come espressione del caratteristico andamento recidivante-remittente o progressivo della malattia).

Questa malattia può lasciare indenni gli assoni, in altre circostanze no; via via gli studi degli ultimi decenni sono puntati a capire se c’è anche una degenerazione infiammatoria riduce la quantità di assoni, indipendentemente dalla quantità di lesioni presenti.

Le lesioni creano disabilità motoria, sensoriale, ed a lungo andare anche nella sfera cognitiva; dopo i traumi cranici, sono la causa più frequente i disabilità nel giovane adulto. L’eziologia è ignota.

 

EZIOPATOGENESI:

A livello sistemico abbiamo le cellule T che diventano autoreattivi e riescono ad aderire alle pareti capillari, creare una serie di meccanismi per cui si rompe la barriera EE, che normalmente controllerebbe l’entrata e l’uscita di tutto. A questo punto si crea infiammazione che va ad aggredire ma mielina con conseguente lesione. Ci sono quindi tutta una serie di mediatori e agenti demielinizzanti che saranno poi target di una terapia immuno-modulante o immunosopressiva che tentano di sopprimere o rallentare il decorso della malattia.

È una malattia che ha una incidenza di 4-6 casi ogni 100000 abitanti per anno, prevalenza di 100-150 casi per 100000 abitanti con una certa distribuzione geografica, in quanto è maggiormente rappresentata nella popolazione caucasica, ed anche un trend temporale che indica un aumento dei casi negli ultimi anni. Inoltre questa patologia, sempre a livello geografico, tanto più aumenta la sua incidenza quanto più ci allontaniamo dall’equatore.

Quindi abbiamo aspetti di suscettibilità genetica, probabilmente anche qualche fattore ambientale è coinvolto; gli studi suggeriscono una correlazione con il metabolismo della vitamina D, inoltre abbiamo correlazione con agenti infettivi che infettano soggetti geneticamente predisposti.

Studi sulle migrazioni di individui da zone ad alto rischio verso zone a rischio minore hanno evidenziato che i soggetti adulti non cambiavano il loro rischio, mentre nei soggetti più giovani diminuiva, quindi in base al gradi di maturazione del sistema immunitario. L’esordio clinico di malattia che in massima probabilità compare tra i 20 e i 40 anni, anche se ci sono forme più giovanili e forme meno.vQuesta malattia inoltre colpisce molto più le donne che gli uomini, anche in rapporto 3:1.